La Scuola di Kemò-vad Sole Nero (commissione di lavoro della Ecospirituality Foundation) è stata fondata per iniziativa di Giancarlo Barbadoro, sullo specifico mandato della Comunità druidica di Paimpont in Bretagna, Francia, allo scopo di far riscoprire questa antica disciplina, patrimonio dei Nativi europei, e di usufruire dei suoi benefici che possono dare una risposta ai problemi dell’individuo di oggi.
La Scuola di Kemò-vad Sole Nero intende divulgare l’insegnamento della Kemò-vad (la meditazione in forma sia statica sia dinamica) e delle sue discipline associate, per dare visibilità al patrimonio esperienziale e storico dell’antica cultura celtica dei Nativi europei, ispirato alla filosofia della Natura improntata alla fratellanza, alla libertà dell’individuo e alla felicità che è realizzabile nella piena conoscenza.
La Scuola di Kemò-vad Sole Nero prende ispirazione dall’antico mito druidico di Fetonte a cui si fanno risalire le radici ancestrali della scuola iniziatica dello Za-Basta, da cui ha avuto origine la Kemò-vad.
Il nome “Sole Nero” deriva da un antico simbolo celtico, il Sole Nero appunto, che si ispira al fenomeno astronomico dell’eclissi, per i Celti considerato come la luce dello spirito insopprimibile ed eterna che emerge sempre dal buio, anche se occasionalmente occultata da situazioni che possono ottenebrarla, sia a livello individuale che sociale. L’antico simbolismo del Sole Nero è stato più volte ripreso nella storia, come ad esempio nel motto calvinista “Post Tenebras Lux”, ovvero “Dopo le tenebre la luce”, o il Sol Invictus del culto di Mithra, filosofia precristiana che attribuiva al Sole lo stesso significato che gli assegnavano gli antichi druidi del nord Europa.
La Scuola di Kemò-vad Sole Nero opera con il patrocinio del New Earth Circle, organizzazione promotrice della meditazione e della cultura celtica dei Nativi europei, ed è una commissione di lavoro della Ecospirituality Foundation, della quale adotta il Manifesto dell’Ecospiritualità inteso come espressione della cultura morale dei Popoli naturali. Si ispira altresì ai principi espressi dalla Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni adottata dall’ONU.
La Scuola di Kemò-vad Sole Nero interpreta lo spirito e i valori culturali dell’esperienza universale dello Shan, inteso come la natura immateriale e mistica dell’esistenza, che secondo la definizione dell’antico linguaggio dei Nativi europei rappresenta il cuore antico dei Popoli naturali, esperienza sperimentabile nella dimensione personale della meditazione.
L’integrità della pratica della Kemò-vad è tutelata dalla Scuola di Kemò-vad Sole Nero nel riferimento ai testi “Danzare nel Vento” di G. Barbadoro, “Il Cuore Antico” di G. Barbadoro e R. Nattero e “I Popoli Naturali e l’Ecospiritualità” di G. Barbadoro e R. Nattero, quest’ultimo realizzato con l’incoraggiamento delle Nazioni Unite, Alto Commissariato per i Diritti Umani.
La Scuola provvede anche alla formazione degli Insegnanti (Gopa) e degli Istruttori (Puna).
Nello spirito degli antichi poemi celtici, la Scuola fa riferimento all’universalità della sua attività al di là di ogni distinzione sociale, di razza, di specie, di sesso e di età, per un contributo alla realizzazione di un mondo migliore per tutta l’umanità secondo il simbolismo del Mondo di Gwenved, basato sui tre principi fondamentali di pace e fratellanza tra tutte le creature, di libertà per l’individuo in tutte le sue manifestazioni e dell’inalienabile accesso personale alla conoscenza e alla felicità.
La Scuola di Kemò-vad Sole Nero propone inoltre lo studio delle antiche tradizioni del pianeta per conoscere e mantenere un legame con le radici culturali dell’umanità che possono dare un significato di continuità e costituire valori universali per ciascun individuo. A questo proposito la Scuola sviluppa una ricerca tesa a costituire una memoria storica delle conoscenze popolari al fine che esse non vadano dimenticate.
La Scuola di Kemò-vad Sole Nero, nello spirito della cultura dei Popoli naturali, intende operare in armonia con tutti gli esseri viventi del pianeta e per la salute ambientale dello stesso, in un legame intimo con le forze viventi e operanti della natura e dell’intero cosmo. La Scuola di Kemò-vad Sole Nero trova la sua identità morale e sociale nella Terra Sacra esistente all’Ecovillaggio di Dreamland, nella Parco della Mandria, Piemonte. Terra che rappresenta il simbolo dell’antica tradizione dei Nativi europei sopravvissuta alle persecuzioni subite nei secoli. Un luogo che è sancito con l’edificazione di uno Stone Circle, realizzato per dare testimonianza tangibile e simbolica della cultura da cui prende riferimento per la sua stessa esistenza.
La Palestra di Kemò-vad
Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero, stimolati dalla scoperta delle mura della città di Rama, scoperta che poneva in una chiave storica sia l’antico mito della città ciclopica che la figura di Fetonte, intrapresero un lavoro di recupero delle antiche leggende dei Nativi europei per redigere il loro libro "Rama Vive". Nel corso di questa ricerca nacque l’intenzione di riscoprire e divulgare lo Za-basta e quindi la Kemò-vad, per far conoscere l'antica cultura dei Celti.
Il loro percorso di ricerca li ha portati a contatto con le varie Famiglie celtiche della Valle di Susa e delle Valli di Lanzo da cui hanno tratto preziosi spunti per il loro libro.
Tuttavia è stato decisivo l'incontro, avvenuto già molti anni prima, con la Comunità druidica bretone di Paimpont, in Francia, da cui hanno tratto la loro preparazione personale in campo musicale e nell'arte marziale dello Za-basta e quindi della pratica dell'arte marziale dolce della Kemò-vad. Tutto accadde un giorno durante la loro visita alla fontana di Barenton, nella Foresta di Brocéliande, conosciuta anche come la Fonte di Merlino per via della sua acqua che ogni tanto ribolle freddissima e in maniera inspiegabile.
Ai suoi bordi antichi di pietra giungono e si incontrano casualmente viandanti che arrivano da ogni dove per assaporare lo spirito di antiche gesta di un mondo libero e legato alla natura.
Anche i due autori, molti anni fa, giunsero qui in una sorta di pellegrinaggio che li portarono ad incontrare personaggi inaspettati che avrebbero dato una svolta alla loro vita.
Oggi la piccola cittadina di Paimpont, con il suo suggestivo lago, è rimasta da sola a rappresentare e a continuare il mito e la magia di quanto è rimasto della foresta di Brocéliande dove molti anni fa i due autori si imbatterono in un gruppo di druidi che dava continuità al mito di Merlino e i cavalieri della Tavola rotonda alla Cerca del Graal.
L’incontro fu casuale. Bastarono poche note del flauto di Giancarlo, seduto accanto alla fontana di Barenton, per fare amicizia con un bretone che si presentò come un membro della Comunità druidica di Paimpont e li invitò ad un incontro per conoscersi meglio e scambiare reciproche esperienze.
Da questo gruppo di druidi i due autori appresero l’esistenza di un mondo che i libri di storia hanno dimenticato e di cui ormai non si parla più. Un mondo celebrato da una tradizione rimasta intatta, senza aver subìto le contaminazioni della cultura dell’Impero Romano né quella del cristianesimo subentrato a posteriori. Una tradizione nata al tempo della grande civiltà che esisteva sul continente europeo prima ancora della grande Babilonia del passato o dei fasti dell’Antico Egitto.
Il gruppo di druidi che avevano incontrato non era dissimile da tanti altri che esistevano nella magica terra della Bretagna. Ma questi uomini e queste donne incontrati presso la fontana di Barenton li accolsero tra di loro con profondo affetto e amicizia. La musica del flauto aveva aperto un’inaspettata porta su una dimensione solitamente ben nascosta e, di fatto, invisibile alla storia ordinaria.
La musica, infatti, occupava un posto privilegiato tra i loro interessi, a cui davano uno spazio di rilievo sia nel loro contesto sociale che nell’esperienza personale. Entrambi appresero la conoscenza della Nah-sinnar, la "musica del Vuoto" che Giancarlo dedicò al suo flauto mentre Rosalba se ne servì per l'impostazione della sua voce.
Entrambi, tuttavia, si dedicarono comunemente alla conoscenza e alla pratica dello Za-basta, orientandosi sulle tecniche della Kemò-vad, considerata una preparazione all'attività marziale vera e propria della "Hahqt-ba'" nell'ambito dell'arte marziale dello Za-basta.
Per loro esperienza, sotto la guida di uno dei druidi di Paimpont, scoprirono i benefici psico-fisici e spirituali della Kemò-vad e compresero l'importanza della divulgazione di questa antica disciplina.
In essa non era ravvisabile solamente una formidabile disciplina del benessere ma anche uno strumento di trasmissione dell'antica cultura dei Nativi europei, sia sul piano morale che storico.
La prima palestra di Kemò-vad in Italia è stata aperta dai due autori a Dreamland, nel Parco della Mandria, Piemonte, e oggi riunisce gli appassionati e gli istruttori di questa disciplina che offre benessere psico-fisico e possibilità di una evoluzione interiore verso stati percettivi di coscienza superiori.
Periodicamente vengono tenuti dei Corsi di natura propedeutica per far conoscere sia la Meditazione statica con la Nah-sinnar, la Musica del Vuoto sia la Meditazione dinamica della Kemò-vad, per dare così la possibilità di praticare questa antica e preziosa disciplina del benessere.
Cenni storici: La leggenda di Fetonte e il mito del Graal
Le origini storiche della Kemò-vad affondano negli antichi miti druidici.
La Kemò-vad ha origine dall'antico mito di Fetonte che storicizza quello del Graal in precisi eventi avvenuti, secondo la leggenda, nella Valle di Susa, in Piemonte, una regione centro-europea del nord Italia.
Secondo la leggenda tramandata da Ovidio e da Platone si narra di un oggetto che sarebbe precipitato nel territorio piemontese provocando un immenso mare di fuoco.
In realtà le leggende raccolte presso le Famiglie celtiche ancora esistenti nella Valle di Susa e nelle Valli di Lanzo e presso la Comunità druidica di Paimpont nella foresta di Brocéliande in Bretagna, il mito di Fetonte riguarderebbe la saga di un dio disceso dal cielo con il suo carro dorato per incontrare gli uomini del tempo, che secondo la tradizione non avevano l'aspetto dell'uomo di oggi.
Questo dio avrebbe fatto costruire dai suoi due aiutanti di metallo dorato un grande cerchio di pietre dentro al quale raccoglieva coloro che andavano a incontrarlo. Fetonte avrebbe insegnato così varie scienze, dall'astronomia all'agricoltura e alla matematica, le arti e la scrittura. Insegnò soprattutto l'arte della fusione dei metalli sul cui simbolismo si fondava l'Alchimia intesa come trasformazione spirituale dell'interiore.
Questa narrazione si associa in maniera evidente al mito del Graal il cui nome è l'acronimo della frase "Gnosis Recepita Ab Antiqua Luce".
Intorno al grande cerchio fatto costruire da Fetonte vennero realizzate le prime abitazioni dei suoi auditori e poco alla volta, nei millenni successivi, l’insediamento si sviluppò in una vera e propria città megalitica fortificata che verrà poi conosciuta come la città di Rama, anche definita “la città dei Tre Draghi”, di cui agli inizi del terzo millennio verranno scoperti importanti reperti delle sue possenti mura.
Le tradizioni druidiche narrano che Fetonte, prima di congedarsi dagli uomini, donò ad essi una grande ruota d'oro forata, si dice del diametro di almeno due metri, sulla quale avrebbe inciso ventidue angoli nascosti contenenti elementi di Scienza e di Alchimia.
La nascita della Kemò-vad
La tradizione druidica riporta che Fetonte si trovò di fronte ad un pianeta rigoglioso e pieno di vita, dominato purtroppo da gigantesche creature ricoperte di piume colorate, violente e con una forza sovrumana, che dominavano su gran parte del pianeta impedendo l'evoluzione delle altre creature, spesso tenendole in schiavitù per potersene cibare a piacimento.
Fetonte, per poter aiutare le creature con cui era venuto a contatto, diede vita all'ordine monastico-guerriero dello Za-basta, una vera e propria scuola iniziatica ideata per sostenere gli uomini in quei tempi di terribile conflittualità.
Fetonte diede a questo ordine precisi simboli e insegnamenti filosofici e una disciplina marziale.
Lo Za-basta prendeva nome dalla Basta. Questa era una sorta di sacca rinforzata con la funzione di protezione, indossata sul petto. Al suo interno ogni monaco-guerriero metteva una serie di oggetti che gli assicuravano autonomia e sopravvivenza in ogni situazione. Un elemento vestizionale da cui ebbe origine in seguito la "Tavola d'Oro" riferita al mito del Graal.
La Basta costituiva una implicita lezione di attenzione e di responsabilità personale basata sulla gestione consapevolizzata delle proprie risorse. Per l'importanza morale e guerriera che rappresentava, costituiva il simbolo dello Za-basta e quindi della Scuola.
La Scuola iniziatica dello Za-basta si suddivideva in due competenze esperienziali. Una era rappresentata dallo "Hahqt-ba'", di specifica competenza relativa alle arti marziali, l'altra era costituita dalla "Kemò-vad" che aveva l'incarico di preparare, attraverso specifiche tecniche di meditazione dinamica, l'Iniziato al suo combattimento interiore e esteriore nel confronto con i temibili avversari che percorrevano senza sosta la Terra di allora.
L'operato di Fetonte contribuì a dare vita ad una civiltà evoluta e libertaria che si estese all'intero pianeta. Attraverso il suo aiuto era stato attuato l'accesso alla dimensione che il druidismo riconosceva come il "Mondo di Gwenved". Quello che nella tradizione viene anche definito come "il mondo della luce bianca”, o “la dimensione partecipativa del meditante" con lo sviluppo dei suoi tre impliciti elementi creativi.
La tradizione druidica riporta che grazie alle conoscenze donate da Fetonte, sul continente europeo nacque una grande civiltà antica, lontana nel tempo, che per millenni illuminò il pianeta con la sua cultura, con le sue scoperte scientifiche e con l'esperienza che portava conoscenza e felicità all'individuo, nel rispetto dell'altra vita del pianeta e del pianeta stesso.
Una civiltà che, secondo l'antica tradizione druidica, ha lasciato tracce anche su altri mondi, per primi quelli del nostro sistema solare.
La Zaibasta, l’antica esperienza della Palestra di Kemò-vad
Al tempo dell’Era eroica dello Za-basta i monaci-guerrieri, definiti “Kaua” (praticanti dello Za-basta) e “Kaui” (praticanti della Kemò-vad), si riunivano in comunità denominate “Zaibastu” che potevano essere stanziali, come le grandi fortezze megalitiche che ancora oggi si possono vedere sull'intero pianeta, oppure formazioni itineranti su percorsi continentali. Comunità che si collegavano in ogni caso tra di loro come un solo popolo.
Ciascuna Zaibastu sviluppava al suo interno l’attività della “Zaibasta”, la Palestra esperienziale dei Kaua e dei Kaui, dove venivano apprese le tecniche delle arti marziali.
La Zaibasta rappresentava la dimensione protetta all'interno delle strutture fortificate della Zaibastu in cui poteva avvenire lo sviluppo dell'esperienza personale dei monaci-guerrieri.
La struttura esperienziale della Zaibasta era basata sull’attuazione di tre precise competenze sancite dal “Tai-tzan”, il marcatore geografico antropomorfo lasciato sul territorio a riferimento dell’estensione esplorata, rispondente alla dimensione ternaria della sfera individuale del Kaua e del Kaui.
La struttura della Zaibasta era suddivisa in tre parti: a Nord dell'insediamento da campo, o della fortezza, vi era l’area dedicata all’insegnamento delle arti marziali.
Al centro veniva a trovarsi lo spazio dedicato alla pratica collettiva delle arti marziali, dove tutti i membri della Zaibastu potevano venire ad assistere. Una Palestra, un “campo di Marte”, dove i vari partecipanti si intrattenevano a seconda dei loro livelli di esperienza e dei loro compiti. Uno spazio che, nel caso delle comunità stanziali, ospitava spesso la realizzazione di grandi cromlech di pietre erette.
Infine, a sud dell'insediamento della Zaibastu c’era la parte della Zaibasta, o Palestra, dedicata allo specifico insegnamento delle arti terapeutiche.
La Zaibasta, nel suo complessivo organico, rappresentava il cuore della vita della Zaibastu. Era il luogo di incontro di tutti i membri della comunità dove, a seconda delle competenze, si esercitava la pratica delle arti marziali, dove venivano prese decisioni strategiche, dove si festeggiava e si celebravano i vari riti propri della Zaibastu.
La Palestra, l’universo vissuto dal Kaui
La Zaibasta è oggi la Palestra di Arte e di vita del Kaui. Essa rappresenta il luogo dove i Kaui, nella loro scelta di vita, realizzano la Via, ovvero concretizzano le tappe proposte dal Sentiero d'Oro.
È il luogo dove il Kaui apprende e si esercita nella pratica della Kemò-vad.
All'inizio della sua esperienza, la Palestra si manifesta attraverso l'ambiente ordinario di una palestra ginnica o di uno spazio attrezzato all'aperto. Questo aspetto ginnico-agonistico rappresenta l'approccio propedeutico e ordinario dell’esperienza della Kemò-vad.
In seguito la Zaibasta si rivela con la qualità di Palestra superiore e si manifesta come un luogo simbolico in cui fare esperienza, non più solo nella pratica psicofisica, ma anche nell'attività intellettuale e spirituale. Più avanti ancora nel tempo, la Palestra perde il suo connotato fisico e si rivela infine come il mondo in cui il Kaui è nato e vive, ma a cui questa volta accede con la sua conoscenza acquisita in seno alla Palestra, dove esercita individualmente la sua Arte.
In seno alla Palestra il Kaui inizia un cammino esperienziale che era già iniziato con la sua nascita, ma che ora può condurre in tutta consapevolezza.
L’esperienza della Kemò-vad può rappresentare nell’immediato una pausa di benessere che porta a realizzare un insperato benessere psico-fisico, ma può divenire anche un riferimento per la propria vita sul piano interiore e mistico. L’esperienza della Kemò-vad inizia con la scoperta della sua proposta ginnica, ma presto si rivela come l’interpretazione di una Via interiore che non finisce mai e che si completa e si perfeziona innumerevoli volte. Una via interiore che viene intesa come un sentiero di vita per una continua crescita psicofisica e spirituale.
Entrare nell’esperienza proposta dalla Palestra significa in effetti iniziare un viaggio fantastico, tra il valore morale di antiche tradizioni e la personale meraviglia di chi si incammina verso i segreti dell’universo.
Durante questo viaggio accade anche che non ci si sente più soli nella propria curiosità di apprendere e di crescere fisicamente e moralmente. Spesso in seno alla Palestra si incontrano altre persone che stanno compiendo lo stesso percorso interiore con sincerità e interesse e talvolta si finisce per divenire amici e condividere anche gli eventi della vita ordinaria, fino a scoprire il senso intimo di una fratellanza comune.
Per via delle molteplici modalità esperienziali con cui si esprime l’attività della Palestra, la sua identità si può riassumere, a seconda della tipologia di partecipazione, in tre piani esperienziali di interpretazione da parte del Kaui:
1. la partecipazione alla Palestra d'Arte detta di “Nauca”. Essa rappresenta la manifestazione della Palestra nella sua dimensione ordinaria di formazione propedeutica della Kemò-vad
2. la partecipazione alla Palestra Superiore, deputata allo sviluppo dell’esperienza interiore, detta anche di “Ratchka”. Essa comporta l’interpretazione della Palestra come una sorta di luogo simbolico, che prende il nome specifico di “Askad”, dove avviene l’approfondimento dell’esperienza della Kemò-vad intesa come di forma di meditazione.
L'Askad rappresenta la Natura ed è in grado di catalizzarne le forze cosmiche attraverso i simboli che lo costituiscono. Natura in cui il Kaui vive e a cui si riferisce, sotto il cielo stellato che sollecita l'attenzione al Mistero. L'Askad è da intendersi anche come la dimensione della Tradizione dell’antico druidismo, vissuta nel suo aspetto mistico dell'Iniziazione
3. infine, la partecipazione alla Palestra della vita reale, rappresentata dall’esistenza tutta, così com’è vissuta dal Kaui nella Natura e nelle vicende del mondo in cui si trova a vivere, esercitando l’esperienza appresa nella Palestra stessa.
Il ruolo del Gopa
Nell’attività della Palestra della Kemò-vad, un ruolo importante e insostituibile è quello rappresentato dal Gopa, il Maestro che ne coordina l’attività e provvede all'insegnamento della Kemò-vad e delle arti marziali complementari.
Il Gopa è lo Sciamano, colui che è in cammino sulla Via per la sua ricerca personale di esperienza e che è in grado di mostrarla al Kaui. Il suo insegnamento si identifica nella pratica, nell’esempio e nell’invito a vivere il Sentiero d'Oro, aiutando e sostenendo il Kaui nell'attuazione delle tappe del suo percorso.
Il Gopa all’interno della Palestra riveste un particolare ruolo che integra la sua esperienza personale in una serie di responsabilità sulle quali si regge l’esperienza della stessa Palestra.
Egli rappresenta innanzitutto una guida alla pratica della Kemò-vad essendo più esperto per conoscenze tradizionali e anzianità di pratica. Non va dimenticato che la sua guida non è supportata dal ruolo del suo incarico. Non vuole essere il migliore, vuole solamente mostrare la Via ai Kaui basandosi sulla sua esperienza acquisita. Per questo motivo deve essergli data fiducia e rispetto, quanto basta per poter apprendere serenamente i segreti della pratica della Kemò-vad.
Del resto lui stesso si prende carico dell’esperienza realizzata dai suoi allievi, disinteressatamente, senza chiedere nulla in cambio. La fiducia e il rispetto che gli vengono accordati gli consentono di giudicare con imparzialità l’esperienza realizzata da ogni allievo e i loro conseguenti problemi, senza che venga suscitato alcun malanimo. Atteggiamento in tal caso controproducente poiché allontana ogni Kaui dalla possibilità di correggere con lucidità i propri errori. Per cui spesso il Gopa si mostra gentile con i principianti, ma è necessariamente intransigente con chi ottiene progressi per poterlo aiutare a migliorarsi.
Egli ha fiducia in ciò che conosce e ha già sperimentato ed è sempre disponibile ad imparare ancora, oltre quanto può conoscere, come un eterno allievo della Natura. La sua disponibilità è anche per i suoi allievi in ogni momento del suo tempo, sempre pronto a dare consigli a chi lo cerca per qualsiasi questione. Per questo mostra di saper ascoltare sia in veste di esperto della partica di Kemò-vad che di amico.
È suo compito vigilare che per la buona conduzione dei lavori della Palestra venga osservata da ciascun Kaui la Adinah, la pratica armonica della Kemò-vad costituita dalla pratica del Silenzio e dal rispetto del Tai Shan, nell’applicazione coerente dell’insegnamento con lo spirito della Tradizione e delle sue prassi.
Il suo riferimento morale con cui sovraintende all’attività della Palestra risiede nei principi della tradizione druidica manifestati dai tre “raggi solari” che illuminano l’albero cosmico dell’Yggdrasil: “Shali”, ovvero Pace e Fratellanza, “Atabi”, ovvero di Libertà per l’individuo, e “Sharka”, ovvero la gioia di vita che nasce dalla conoscenza.
Il Gopa non si impone mai, ma sollecita la pratica della Via, costituendo lui stesso un esempio della sua applicazione, senza mai nulla chiedere in cambio. Il suo riferimento è il Tai Shan che è sempre rappresentato nella dimensione della Palestra.
Per tale motivo egli rappresenta il riferimento morale e didattico per gli Allievi della Palestra. Ruolo esperienziale che si estende spontaneamente a quello di essere anche un riferimento eventuale nella vita quotidiana.
Nel suo compito, nei lavori e nelle competenze della Palestra, il Gopa si avvale dell’aiuto degli altri Maestri anziani, i Puna, e dei Sadi, gli Allievi che hanno dimostrato di praticare idoneamente l’Adinah.
Il Gopa, per guidare e sostenere gli Allievi nel loro lavoro di Palestra, provvede all'applicazione dei quattro "strumenti magisteriali" previsti dalla tradizione: l'Aitai, con cui guida l'Allievo all'esperienza della Kemò-vad; l'Hasba, l’incontro collettivo con gli Allievi per dissertare sui vari temi dell'insegnamento; il Sannah, il momento di confronto personale con ciascun Allievo, e lo Tza-man, l’atto di valutazione generale dello stato dell'esperienza che è manifestata dall'Allievo sulla base della didattica della Kemò-vad. Elemento, quest’ultimo, di condivisione tra la prassi magisteriale del Gopa e la percezione che l’Allievo può avere della propria esperienza e che egli può utilizzare per migliorarsi.
Le “Sharra” colorate dei Livelli di esperienza
L’esperienza che viene realizzata e vissuta all’interno dell’attività della Palestra si riferisce al simbolismo dell’Yggdrasil, l’Albero cosmico della Vita dell’antico sciamanesimo druidico.
Un albero vitale che secondo il simbolismo druidico affonda le sue radici nel mondo oscuro della Terra, l'Annwin, dominato dalle buie forze telluriche e sede di creature elementari, per transitare nel “mondo di mezzo”, il Mondo di Abred, sino a raggiungere con le sue fronde il Cielo, il Mondo di Gwenved, in cui le distende per raccogliere il nutrimento irraggiante del Sole, visto come la Causa Prima del Tutto.
Così come nell’antico simbolismo dell’Yggdrasil, la vita dell’individuo è vista come segnata da precise tappe, i Nai-tah posti sul tronco dell’Albero cosmico, che corrispondono all’acquisizione di precisi stati di benessere psico-fisico e di proprietà interiori identificabili in stati percettivi di coscienza superiore.
Per l’antico druidismo ogni individuo interpreta l’archetipo evolutivo dell’Yggdrasil. Per attuare la sua risalita evolutiva lungo l’infinito tronco arboreo, può avvalersi della “Korà”, una forma di energia personale disponibile fin dalla nascita, che può essere utilizzata per migliorare se stesso e consentire una personale e progressiva evoluzione spirituale. Questa sua possibilità lo porta a raggiungere e a vivere progressivamente le potenzialità di ciascuno dei Nai-tah, sino a raggiungere il benessere e la conoscenza a cui può arrivare come suo completamento individuale.
La Palestra, dal canto suo, riflette nella sua attività l’archetipo evolutivo dell’Yggdrasil manifestando il cammino esperienziale che il Kaui può intraprendere a seconda del proprio bisogno personale.
In questo caso le tappe esperienziali raggiunte da ciascun Kaui nella pratica della Kemò-vad sono riconosciute dalla qualifica dei “Nai”, i livelli di esperienza che corrispondono alle tappe esperienziali dei Nai-tah, ravvisabili nel simbolismo dell’Yggdrasil.
Nell’attività della Palestra i Nai rappresentano i gradi conquistati nell’applicazione dell’Adinah, ovvero nell’esecuzione corretta della Paità, nella pratica armonica della Kemò-vad nel rispetto del Tai Shan e nell’applicazione coerente delle prassi della stessa Palestra.
In sede della specifica cerimonia della “Shadi Hnata”, la Cerimonia del Conferimento, i Kaui ricevono le Sharra, una sorta di sciarpe colorate, che sanciscono e manifestano attraverso il loro colore le competenze esperienziali raggiunte.
Le Sharra di colore arancio sono attribuite come attestato di frequenza a quanti hanno concluso i corsi di base di Kemò-vad, quelle di colore giallo a quanti hanno intrapreso la “Hasba-au-ratchka”, esperienza che porta ad una conoscenza più approfondita della Kemò-vad e che dà accesso alla partecipazione dell’attività della Palestra Superiore.
A quanti partecipano a quest’ultima competenza della Palestra viene quindi attribuita la Sharra di colore verde, e così via per gli altri livelli restanti con diversi colori a seconda del Nai a cui si riferiscono.
La Palestra e l’Adinah
La Palestra, o Zaibasta, può essere identificata in un qualsiasi luogo, in uno spazio all’aperto oppure in un ambiente chiuso o in qualsiasi altro posto che possa essere deputato allo scopo, secondo l’utilizzo della Scuola di Kemò-vad. La Palestra è una dimensione che viene attivata nel riconoscimento della sua funzione. Una dimensione che riveste un valore di sacro e che pertanto va rispettata come luogo sacro.
La Zaibasta rappresenta l’ambito esperienziale dove viene attuata la pratica della Kemò-vad. È contemporaneamente un luogo dove si pratica la Kemò-vad, una esperienza di meditazione, una dimensione di incontro con l'antica tradizione del Graal, una occasione per incontrarsi e fare amicizia con altri che seguono lo stesso percorso di esperienza interiore. È in sostanza il simbolo concreto e globale della Via interpretata dal Kaui, di cui lui stesso fa parte con la sua partecipazione.
Per questo motivo la Palestra non può essere considerata solamente come uno spazio di pratica ginnica o di arte marziale, ma deve essere intesa anche come l’immagine di un atteggiamento interiore che emerge dalla risultante esperienziale di tutti coloro che vi partecipano.
Il Kaui deve quindi necessariamente stabilire un legame interiore consapevole tra sé e la dimensione della Palestra, poiché lui stesso è parte della Palestra e trae giovamento dall’armonia e dalla funzionalità che essa esprime.
Grazie alle qualità morali sviluppate nel contesto della Palestra diviene auspicabile che il Kaui instauri con essa un legame sincero di partecipazione e di identità personale che gli consenta di migliorare l’esperienza del suo percorso sulla Via, giungendo a nobilitare la dimensione in cui egli sviluppa la sua arte.
Per tale motivo in seno alla Palestra esistono delle regole da osservare, contenute nell’Adinah, che vanno rispettate da tutti i partecipanti, poiché solo il loro rispetto può dare corpo alla natura e alla funzionalità esperienziale della Palestra stessa. Nella dimensione umana, quando viene a crearsi una qualsiasi struttura sociale, tutto è basato sulla comune intesa dei partecipanti, che necessita di prassi che diano sostanza alla virtualità della stessa struttura. Senza questa coerenza non può esistere alcuna organizzazione, non ci può essere alcun riferimento culturale e non ci può essere alcuna forma di apprendimento e di trasmissione di esperienza.
Quando le regole di un gruppo vengono meno, non esistono più le prassi in cui il gruppo identifica la sua identità. Quando viene meno l’Adinah, inevitabilmente viene meno anche la concretezza della Palestra.
La Palestra è l’equivalente di un modello di società, con precise regole da rispettare, poiché danno sostegno alla sua esistenza. Gli esempi della pratica dell’Adinah possono essere molti e basati spesso sul buon senso e sull’amore che i Kaui hanno sviluppato per la stessa Palestra.
Prima di iniziare l’attività della Palestra tutti i Kaui indossano necessariamente la “girra”. In questo modo essi mostrano di entrare simbolicamente in una dimensione di armonia e fratellanza, propria della filosofia della Natura. La loro condizione sociale, di età e di distinzione professionale viene lasciata negli spogliatoi del vestibolo, quali simboli di una qualità di vita ordinaria e secolare che non ha nulla a che vedere con l’esperienza della Kemò-vad e della grandezza mistica del trascendente. Rimangono solamente i colori della rispettive Sharra a distinguere le qualità interiori di ciascun Kaui, che non possono altrimenti essere condivise tra tutti essendo qualità esperienziali.
Solo dopo che il Gopa e i Kaui si sono scambiati il saluto attraverso il reciproco No-tah i lavori della Palestra possono incominciare. Lo stesso saluto viene quindi ripetuto alla chiusura.
Il No-tah rappresenta un antico segno mistico di potere interiore, eseguito con una gestualità a mani giunte e sovrapposte, che manifesta il simbolismo dell’armonia realizzata dal Kaui e che lo pone in sintonia con la qualità invisibile e immateriale della Natura.
Proseguendo sull’Adinah da praticare nella Palestra si può ancora aggiungere che tutte le incombenze relative al mantenimento e alla tutela della stessa Palestra devono essere equamente distribuite tra tutti a seconda delle proprie capacità e della spontanea disponibilità. Il Kaui si trova in tal modo a vivere la sua responsabilità di partecipante ai lavori della Palestra con equa disponibilità e maturità, come ad esempio evitare di sporcare l’ambiente, non produrre schiamazzi, comportarsi educatamente, evitare ogni possibile conflittualità con gli altri allievi.
Secondo la tradizione druidica, ogni Kaui che entra nel luogo sacro della Palestra deve lasciarsi alle spalle tutti i problemi del vissuto quotidiano, purificarsi la mente e concentrarsi sulla pratica della Kemò-vad per superare i propri limiti e le proprie insicurezze, in un costante confronto con se stesso.
La Palestra e la guida morale del Tai Shan
La Kemò-vad è un’esperienza di benessere e di partecipazione all’armonia della natura reale dell’esistenza. Questa esperienza si identifica in una filosofia naturale che rappresenta i termini entro i quali la Kemò-vad opera e trova la sua identità nell’esperienza della Palestra.
Per ricordare a tutti i Kaui il profondo significato esperienziale e mistico rappresentato dalla Palestra e invitarli costantemente all’osservanza dell’Adinah è tradizione che venga appeso al suo interno il simbolo arcaico del “Tai Shan”.
Esso rappresenta l’archetipo esperienziale che, secondo la tradizione dell’antico druidismo, è manifestato dalla Natura che coinvolge ciascun individuo che di fatto si trova a vivere e a partecipare ad essa dalla propria nascita. Un manifesto di valore mistico e di invito all’evoluzione interiore che risponde al simbolismo dell’Albero cosmico dell’Yggdrasil.
Il Tai Shan ha lo scopo di portare, con la sua presenza, l’attenzione di tutti i Kaui a sacralizzare lo spazio deputato al lavoro della Palestra. Vuole ricordare che essa rappresenta la dimensione che loro stessi stanno utilizzando allo scopo di migliorarsi fisicamente e interiormente nel riferimento alla Tradizione dell’antico druidismo dei Nativi europei, iniziatrice e promotrice dell’esperienza della Kemò-vad.
Il Tai Shan, definito letteralmente come il “Libro della Natura”, manifesta una filosofia di vita riferita alla via spontanea proposta dalla Natura. Il suo postulato non è una idealizzazione concettuale dell'esistenza che può essere scaturita dalla speculazione del pensiero di qualche filosofo, ma rappresenta un atto di constatazione pragmatica dei fenomeni dell'esistenza e di come l'individuo può interagire con questi stessi in maniera funzionale al fine di realizzare benessere e conoscenza.
Una filosofia naturale che si esprime in un postulato semplice ma sostanziale che l’antico sciamanesimo druidico riassume in quattro precisi punti di riferimento filosofico. Punti che costituiscono la struttura archetipale del Tai Shan. I punti del suo postulato sono semplici, chiari e non lasciano spazio ad alcuna controversia di parte.
Il simbolo del Tai Shan che viene appeso all’interno della Palestra è costituito da quattro assicelle orizzontali, dette “Bana”, tenute distanziate da tre brevi tratti, detti “Lod”, fatti di cordicella. Ognuna delle assicelle è decorata da due draghi posti alle due estremità dell’assicella, di colori contrapposti, oppure in posizione chiusa o aperta dei due draghi. Al centro di ciascuna assicella, in sequenza verticale, sono posti i simboli dei quattro gioielli che rappresentano i capitoli dell’Hatmar, il libro degli archetipi esperienziali della “ruota degli Hat” rappresentata dalla grande ruota d’oro forata che Fetonte ha donato all’umanità al momento del suo congedo dal nostro mondo.
Il Tai Shan, messo in evidenza sulla parete della Palestra, ha così la funzione di rappresentare per tutti i suoi partecipanti:
1. Un riferimento filosofico di conoscenza riferibile all’esperienza della Natura
2. Una via introspettiva per il Kaui da percorrere per realizzare la propria qualità di vita basata sull’Armonia e sulla Conoscenza
3. La Via del Sentiero d’Oro, il percorso realizzativo del meditante e della stessa Palestra, riferito al simbolismo dell’Yggdrasil, l’Albero cosmico della Vita.
Il Tai Shan rappresenta un antico simbolo di armonia e di potere dello spirito che è in grado di risvegliare in ogni Kaui l’archetipo delle forze della Natura. Quelle forze rappresentate dal vento con cui il Kaui entra in sintonia attraverso la propria danza cosmica per realizzare e vivere il suo benessere e la conoscenza interiore.
Il Tai Shan testimonia con la sua presenza la natura intima della Palestra, accogliendo i Kaui nella dimensione mistica dell’esistenza che trascende il tempo e lo spazio.
Di fronte al significato simbolico del Tai Shan ciascun Kaui e Gopa, al momento del loro ingresso nella Palestra e al momento dell’uscita, dedicano il loro personale No-tah mostrando così il rispetto all’insegnamento del Tai Shan e per trarre forza e buon auspicio dalla Natura che esso rappresenta.
Il No-tah eseguito entrando e uscendo dalla Palestra è un modo per portare rispetto alla sacralità del luogo e a tutti gli altri Kaui che vi partecipano e che operano per il suo mantenimento.
Per approfondire: Il Tai Shan, il libro della Natura
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